rss

 

Lavoro e assistenza disabili gravi

Lavoro e assistenza disabili gravi

Diritto al trasferimento in altra sede

Il lavoratore ha diritto a essere trasferito in un’altra città per assistere il padre disabile grave, anche se non risulta convivente con lui; e la scelta può essere fatta non soltanto al momento dell’assunzione, ma anche nel corso del rapporto di lavoro. Lo ha stabilito la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione con l’ordinanza 23857/17 dell’11 ottobre, che ha respinto il ricorso di una grande impresa condannandola al pagamento delle spese legali.  

Il dipendente, peraltro egli stesso invalido civile, assunto  attraverso il collocamento obbligatorio, previsto dalla legge 482/68, aveva chiesto all’azienda di essere trasferito da Brescia ad Agrigento, dove il padre con handicap grave risulta residente. L’impresa aveva fatto ricorso in Cassazione lamentando la violazione e falsa applicazione dell’articolo 360, comma 5 della legge 104/92, fornendo una interpretazione restrittiva della norma, secondo la quale la scelta della sede di lavoro può essere esercitata soltanto al momento dell’assunzione e non durante il rapporto di lavoro, perché il venir meno della convivenza con la persona disabile da assistere comporta una interruzione nell’attività di assistenza, facendo venir meno il presupposto legislativo della continuità di cura.  

Richiamando un altro precedente pronunciamento, l’Alta Corte, invece, ha ritenuto di confermare i due gradi di appello precedenti, con i quali i tribunali territoriali si erano espressi a favore della richiesta del lavoratore, affermando che “il diritto di scelta del lavoratore non va riferito esclusivamente al posto di lavoro all’atto dell’assunzione, ma che tale diritto sussiste anche nel corso di rapporto, sempreché il posto risulti esistente e vacante”.

Per la Cassazione spetta al datore di lavoro l’onere di “provare la sussistenza di ragioni di natura organizzativa, tecnica o produttiva, che impediscono di accogliere la richiesta di un’assunzione, o anche di trasferimento, presso una sede di lavoro vicina al domicilio della persona disabile che assiste”. Cosa che l’impresa nel caso esaminato non ha provveduto a fare.    

Articolo Precedente Migranti: Cgil, garantizia rispetto diritti umani
Articolo Successivo Pensioni: Indennità Ape sociale a rischio
Stampa

Nome:
Posta elettronica:
Oggetto:
Messaggio:
x