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Ape sociale. Riesame domande: oltre il 68% senza risposta
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Ape sociale. Riesame domande: oltre il 68% senza risposta

Piccinini (Inca), Un fallimento facilmente prevedibile

di Lisa Bartoli  


Se tutto andrà come dovrebbe andare, i primi assegni di indennità Ape sociale e anticipo pensionistico per lavoratori precoci non arriveranno prima di gennaio 2018. La promessa è messa nero su bianco nel comunicato stampa di Inps, diffuso con “inedita” tempestività il 1° dicembre, alla vigilia della giornata di mobilitazione promossa dalla Cgil per chiedere al governo di cambiare la direzione delle misure previdenziali, a cominciare dal blocco dell’automatismo infinito dell’innalzamento dell’età pensionabile. Ma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, si è spinto oltre – in una intervista rilasciata il 6 dicembre al Gr1 –  promettendo a buona parte degli aventi diritto,  il pagamento degli arretrati di Ape social, in vigore da maggio, addirittura entro dicembre. Boutade pubblicitaria? Difficile, per ora, stabilirlo.  


Nel frattempo sono passati oltre 7 mesi da quel fatidico 1° maggio, che doveva segnare l’inizio della sperimentazione di una misura previdenziale, in favore di alcune categorie di lavoratori particolarmente svantaggiati, per anticipare di 3 anni il momento della quiescenza, con una indennità, a carico dello Stato, introdotta dalla Legge di Stabilità 2017 (commi da 179 a 186 della legge 232/2016). “Ad onore del vero – spiega Morena Piccinini, presidente Inca-  di ritardi se ne sono accumulati tanti e non sempre per responsabilità dell’lnps. Il decreto applicativo ha avuto una gestazione complicata, tant’è che il decreto applicativo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.138 soltanto il 16 giugno, con un ritardo di più di un mese. Poi però l’Istituto c’ha messo del suo per confondere ulteriormente le acque. E le cose ancor oggi non sono affatto chiare”.  

Superato lo scoglio dell’ultima scadenza (30 novembre) per la presentazione delle domande di Ape sociale e di anticipo pensionistico per i lavoratori precoci, l’Inps ha diffuso i dati sulle richieste pervenute complessivamente sia per quanto riguarda la prima fase (conclusasi, come previsto, il 15 ottobre scorso) che la seconda (ultimata il 30 novembre).  E i risultati non sono affatto incoraggianti. Con la prima, sono state accolte 15.493 domande di certificazione (comprensive di riesame) di Ape sociale e 9.031 richieste di lavoratori precoci (pari, rispettivamente al 39% e al 34% del totale), per un numero complessivo di 24.524 domande su 65.972 richieste complessivamente pervenute, pari al circa il 37%; ben al di sotto della metà. 

Poi però l’Inps precisa di aver provveduto a riesaminare d’ufficio, alla luce dei nuovi indirizzi estensivi forniti dal ministero - e fortemente sollecitati dopo la pubblicazione del dossier di inca - 6.384 domande di Ape sociale e 5.592 di lavoratori precoci (per un totale di 11.976). Riesame ancora in corso, definita dall’Inps “operazione straordinaria”, che “si completerà nei primi giorni del corrente mese di dicembre”. Al momento, è sempre l’Inps a dirlo, queste operazioni di riesame hanno comportato complessivamente l’accoglimento di circa 2.000 domande di Ape sociale e di circa 1.780 di lavoratori precoci (per un totale di 3.780).  Dunque, se la matematica non è un’opinione, su 11.976 domande riesaminate, 8.196 ancora attendono di sapere quale sarà l’esito alla loro richiesta (oltre il 68%).
 
Se questo è l’andazzo, cosa ne sarà delle 16.917 domande pervenute all’Inps, tra il 15 luglio e il 30 novembre? Senza considerare il fatto, sottolinea l’Inca, che molte di queste richieste sono una duplicazione di quelle già completate nella prima fase, che l’Inps ha rifiutato sulla base di una applicazione restrittiva delle norme e che, usando un po’ di buon senso, avrebbe  potuto accogliere, coerentemente ai nuovi indirizzi ministeriali, senza complicare la vita di tanti lavoratori, tra cui molti disoccupati, difficilmente ricollocabili data l’età anagrafica (almeno 63 anni), rimasti senza alcuna tutela, proprio come è avvenuto per gli esodati. Al momento, di Ape non ce n’è per nessuno: né per chi non ha avuto risposta, né per che ce l’ha avuta, rientrando tra le domande accolte. L’attesa è per tutti.  
  
“Il sospetto – osserva Piccinini - è che si avveri ciò che lo stesso Inps ha pronosticato, nell’ottobre scorso, in occasione della audizione alla Camera, quando, giocando di anticipo rispetto ai tempi, affermò che il 50% delle risorse stanziate per l’indennità Ape sociale e l’anticipo pensionistico in favore dei lavoratori precoci, anche dopo il riesame delle domande, sarebbe rimasto inutilizzato. Un fallimento facilmente prevedibile, dunque, che si sarebbe dovuto e potuto evitare dando certezza del diritto,  a chi subisce sulla propria pelle le conseguenze di un altro grossolano errore commesso dalla legge di riforma delle pensioni Monti-Fornero”.       
  

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