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Lavoro. “Vita da artisti”, precari e sottopagati
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Lavoro. “Vita da artisti”, precari e sottopagati

Presentata a Spoleto una ricerca della Slc Cgil

I lavoratori dello spettacolo dal vivo in Italia sono giovani (il 71% ha meno di 45 anni), poco pagati (la media di retribuzione annuale è di poco più di 5.000 euro), precari (l'80% ha contratti temporanei) e poco tutelati. E’ quanto emerge da una ricerca, promossa dalla Slc Cgil e presentata oggi a Spoleto, proprio sta entrando nel vivo la nuova stagione culturale con il Festival dei due mondi e l’appuntamento musicale di Umbria jazz. Un’occasione preziosa, che il sindacato ha voluto cogliere, per fare luce sulle reali condizioni di lavoro dei professionistici dello spettacolo. All'iniziativa hanno preso parte Emanuela Bizi (segreteria nazionale Slc Cgil), Marilisa Monaco (ricercatrice), Alessandro Piergentili (segretario regionale Slc Cgil Umbria), Filippo Ciavaglia (segretario generale Camera del Lavoro Perugia) e Andrea Farinelli (segretario regionale Cgil Umbria).

Stando ai dati Inps, sono circa 137 mila le persone che lavorano nel settore: 55% uomini e 45% donne, che vengono retribuite meno in ogni settore, è la denuncia del sindacato dello spettacolo di Cgil. Secondo lo studio, quello che manca è la percezione che il lavoro culturale sia lavoro a tutti gli effetti; nonostante in Umbria la cultura rappresenti un motore di sviluppo e un fattore di attrazione fondamentale. “Ecco perché - sottolinea Slc Umbria  – è importante rafforzare la sindacalizzazione del settore (solo il 17% risulta iscritto al sindacato, secondo lo studio) e portare le istanze degli artisti dentro la contrattazione sociale territoriale”.

“Il mondo della cultura e dell'arte - ha spiegato nelle sue conclusioni la segretaria nazionale della Scl Cgil, Emanuela Bizi - interroga il sindacato sulle nuove forme di rappresentanza. Come Cgil crediamo molto in questo impegno, perché non è accettabile che la stragrande maggioranza di chi produce lavoro culturale in questo paese sia povero. In quest'ottica, la nostra ricerca è un punto di partenza importante, è un grido d'allarme che non può essere ignorato".

"Ora, l'impegno è quello di portare le istanze che emergono dalla ricerca nella contrattazione, cosa che è iniziata con l'ultimo rinnovo, e nelle rivendicazioni verso gli enti previdenziali e verso la politica. A partire dalla necessità di un ammortizzatore specifico di continuità”, ha concluso Bizi.


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