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XVII rapporto sui Diritti Globali
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XVII rapporto sui Diritti Globali

Landini, Cambiare si deve. A chiederlo i giovani ai potenti

“Cambiare si deve, a partire dai sistemi di produzione, di consumo, di sfruttamento delle risorse materiali e umane. Questa scossa che ha attraversato l’intero globo è partita dai giovani, la fascia della popolazione che più di ogni altra sta pagando e pagherà il prezzo delle politiche fino a oggi perseguite”. È quanto scrive il segretario generale della Cgil Maurizio Landini nella prefazione al XVII rapporto sui Diritti Globali, presentato questa mattina. Un'opera che annualmente monitora le tendenze culturali, sociali ed economiche su un tema delicato, quale è quello dei diritti nel mondo. Il rapporto, promosso dalla Cgil, è stato realizzato da Associazione Società INformazione Onlus, con l’adesione di ActionAid, Antigone, Arci, Cnca, Fondazione Basso-Sezione Internazionale, Gruppo Abele, Legambiente, Rete dei Numeri Pari.

“Il movimento dei giovani sta obbligando i potenti di tutto il mondo a ripensare le politiche di produzione – scrive Landini – : negli Usa è una giovane donna il simbolo della reazione al modello politico e comunicativo di Donald Trump così come dall’altra parte del globo, a Hong Kong, è il movimento dei giovani che ha avuto il coraggio e la forza di sfidare la potenza cinese per difendere i propri Diritti”. Dunque per il dirigente sindacale è in atto ” una sfida alle vecchie generazioni scuotendole, obbligandole a mettere in discussione scelte che sentivamo immutabili. La situazione ora è tale che impone a tutti di ripensare l’attuale modello sociale, insieme ai rapporti economici e di produzione”.

“Il mondo del lavoro non può più accontentarsi di chiedere più reddito o occupazione, che ovviamente pretendiamo, ma – sottolinea Landini – oggi serve un ventaglio di risposte che guardino innanzitutto ai giovani e al lavoro povero, con regole nuove che tutelino le lavoratrici e i lavoratori nel lavoro che cambia. E serve guardare al climate change come a un’occasione”.

Il rapporto non risparmia neppure critiche alle istituzioni nazionali e internazionali nella gestione del fenomeno globale dei migranti. "Criminalizzare le Ong, delegare il problema alla Guardia costiera e ai lager della Libia, ai campi della Turchia e a nuovi filtri nel Sahel, sigillare le frontiere è ancora il programma. Sono cambiati i toni, non la sostanza".

Tra gennaio e agosto 2019 la Guardia costiera libica - ricorda il rapporto - ha intercettato circa 6.000 persone in fuga verso l'Europa riportandole in quei centri di detenzione in cui "la crudeltà è la norma, come documentato dalle stesse Nazioni Unite". "Migliaia di persone nelle carceri in Libia sono divenute ostaggio di una guerra le cui radici sono da ricercare nelle scelte di destabilizzazione e di neocolonialismo Usa e Ue", tutto ciò mentre la popolazione sfollata e profuga, in ragione di guerre e riscaldamento globale, è cresciuta nell'ultimo decennio in maniera esponenziale: 43,3 milioni di persone nel 2009, quasi 71 milioni nel 2018".

Alla conferenza stampa hanno partecipato Federica Brioschi, associazione Antigone; Marco De Ponte, segretario generale ActionAid Italia; Ivana Galli, segretaria confederale Cgil; Gabriele Polo, responsabile comunicazione Cgil; Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale Permanente dei Popoli; Sergio Segio, curatore del Rapporto, direttore di Associazione Società INformazione.





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