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Disabilità: Congedo biennale raddoppiato

Disabilità: Congedo biennale raddoppiato

Cassazione, garantire assistenza a ciascun figlio

Se i figli con handicap grave sono due il congedo biennale dal lavoro raddoppia. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 11031 del 5 maggio scorso, ritenendo infondate le ragioni del ricorso proposto da Inps che invece sosteneva la unicità della prestazione e quindi l’impossibilità di riconoscere ai genitori di poter usufruire del congedo per ciascun minore disabile grave, fermo restando il limite massimo complessivo dei due anni.  Secondo l’Istituto, l’astensione dal lavoro biennale poteva essere fruito dal genitore solo una volta nell’arco della vita lavorativa, anche se i figli nelle medesime condizioni di handicap grave fossero due. Non è così per la Corte di Cassazione.

Oggetto dell’esame sottoposto all’Alta Corte riguarda, in particolare, sia l'art. 42, 5 comma del Testo Unico sulla tutela della maternità/paternità (d.lgs.151/2001) che prevede il diritto al congedo per handicap grave ad entrambi i genitori della durata massima di complessiva di due anni, sia l'art.4, comma 2 della 1.53/2000, nonché l'art.2 del DM 278/2000 che analogamente stabilisce come il congedo biennale in questione "può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato non superiore a due anni nell'arco della vita lavorativa."

Per la Cassazione, nessuna delle disposizioni autorizza ad affermare che la legge abbia inteso riferirsi alla durata complessiva dei possibili congedi fruibili dall'avente diritto, anche nell'ipotesi in cui i soggetti da assistere fossero più di uno; “quindi – si legge nel dispositivo -, non è condivisibile che esaurito il periodo complessivo di due anni il genitore non abbia più diritto nell'arco della vita lavorativa ad altro periodo di congedo, nell'ipotesi in cui avesse un altro figlio da assistere in situazione di handicap grave”.

Precisa la sentenza: “le stesse norme, secondo una interpretazione costituzionalmente orientata dagli artt. 2, 3, 32 della Carta Costituzionale possono essere intese soltanto nel senso che il limite dei due anni - in effetti non superabile nell'arco della vita lavorativa anche nel caso di godimento cumulativo di entrambi i genitori - si riferisca tuttavia a ciascun figlio che si trovi nella prevista situazione di bisogno, in modo da non lasciarne alcuno privo della necessaria assistenza che la legge è protesa ad assicurare”.

Anche l’articolo 4 del d.lgs 18 luglio 2011, n. 119 si esprime nella stessa direzione. La norma, che ha modificato quanto già previsto nel Testo Unico sulla tutela della maternità/paternità, in materia di congedo per assistenza di soggetto portatore di handicap grave, ha introdotto un comma 5-bis, che dice espressamente: "Il congedo fruito (…) non può superare la durata complessiva di due anni per ciascuna persona portatrice di handicap e nell'arco della vita lavorativa...."

Questa ulteriore esplicitazione normativa, secondo l’Alta Corte, deve ritenersi confermativa del tenore della legge precedente (come risulta anche dalle indicazioni fornite dalla Circolare INPDAP 10 gennaio 2002, n. 2 e dalla Circolare INPDAP del 12.3.2004 n. 31).  Da ciò è scaturito il rigetto del ricorso promosso dall'Inps avverso la sentenza impugnata che invece “aveva fatto buon governo delle regole di diritto applicabili alla fattispecie”.


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